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C’è un Piemonte che non ha fretta. Un Piemonte che si lascia attraversare in silenzio, curva dopo curva, tra colline pettinate dai filari e borghi che sembrano messi lì apposta per farti rallentare. È il Piemonte delle Langhe, oggi patrimonio UNESCO, e uno dei territori più riusciti d’Italia per chi ama il cicloturismo fatto di fatica giusta, bellezza continua e soste memorabili.

Il nostro itinerario parte da Alba, capitale morale di queste colline, città elegante e operosa, profumata di tartufo e di vini importanti. Da qui si prende quota quasi subito, lasciandosi alle spalle il traffico e infilando strade secondarie che sembrano disegnate per le biciclette. La prima regola è semplice: non avere fretta. La seconda: guardarsi intorno.

La salita verso Barbaresco è un manifesto del territorio. Pochi chilometri, ma già sufficienti per capire che qui la bicicletta non è solo un mezzo, è una chiave d’accesso. I vigneti si aprono come quinte teatrali, il Tanaro resta sotto, e la torre medievale domina un mare verde ordinato e geometrico. Il Barbaresco non è solo un vino: è un paesaggio che si beve con gli occhi.

Si prosegue in direzione Neive e Treiso, su un continuo saliscendi che non concede lunghi respiri ma regala panorami senza interruzioni. È una pedalata “onesta”: mai impossibile, mai banale. Le strade sono strette, poco trafficate, spesso bordate da noccioleti e vigne. Qui il cicloturismo non è un’invasione: è una presenza naturale, integrata.

Dopo le colline del Barbaresco si entra nel regno del Barolo. La discesa verso La Morra è uno dei punti più spettacolari del percorso: un balcone naturale sulle Langhe, dove fermarsi è obbligatorio, più che consigliato. Da quassù lo sguardo spazia fino alle Alpi nelle giornate limpide, e si capisce perché queste colline siano diventate un simbolo del Piemonte nel mondo.

Il passaggio da Barolo è quasi un rito laico. Il castello, l’enoteca regionale, le cantine storiche: tutto parla di una cultura contadina diventata eccellenza globale senza perdere l’anima. Si riparte verso Monforte d’Alba e poi Serralunga, forse il tratto più “ciclistico” del giro: salite regolari, pendenze mai violente ma costanti, ritmo da trovare e mantenere.

Qui la fatica si fa sentire, ma è una fatica che ha senso. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni crinale è un invito a fermarsi. Non è un percorso da cronometro: è un percorso da memoria.

Il rientro verso Alba chiude un anello di circa 80 chilometri, con un dislivello che sfiora i 1.500 metri, adatto a cicloturisti allenati o a chi usa una bici elettrica senza vergogna: perché le Langhe vanno vissute, non subite.

Questo è un Piemonte che non urla, non stupisce con effetti speciali. Convince. Conquista. Resta. È un territorio che in bicicletta si capisce meglio, perché il ritmo giusto è quello umano, e perché certe bellezze hanno bisogno di tempo per entrare davvero dentro.

E quando torni ad Alba, magari con le gambe stanche e la testa piena, capisci che non hai solo fatto un giro in bici. Hai attraversato un paesaggio che ti ha accompagnato, metro dopo metro, come fanno le storie migliori.

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